
Ero
con Giorgio la sera che è morto Miles
Davis, ero da quelle parti quando è arrivata la notizia che Jeff
Porcaro era morto ed era stata trovata della roba sul suo comodino. Ci si
interrogava solo come dei fenomeni musicali fossero così "portati"
verso quella merda! ma vaffa….. la droga (e così ho fatto la mia parte di demagogia).
A
proposito, è appena morto uno dei miei bassisti preferiti, John
Entwistle, e indovinate un po' ? Aveva quasi sessant'anni ed è morto per
complicazioni legate alla droga!
vaffa…….
John, ti amo.
Stacco
di batteria: “stig, breng, dum dum, tak “! (avevo un batterista che non
sapeva leggere la musica e se li scriveva così, che volete?)
Ripresa
del tema, era la fine degli anni 80, dicevo e a Milano
era rimasto il Ca' Bianca
(intoccabile e già troppo snob per un ventenne), il Magia di Via Salutati che cominciava a decadere, il
Capolinea (bello perchè di fianco al Ca'
Bianca sembrava lontano mille chilometri dal punto di vista culturale) e il
Tangram del mitico Gianni (che
meriterebbe un capitolo a parte, magari in 5/4 a 140bpm). Un povero cristo che
volesse suonare con qualcuno doveva per forza cercare qualcosa di diverso, ecco
perchè sono finito al Living House.
Lasciate che vi dica le prime impressioni delle mie visite, prima impressione
(scusa Giorgio) è stata "come
è caro!" perchè all'epoca era effettivamente un po' "offset"
rispetto ad altri posti. Poi ho capito che quello non era l'ingresso con
consumazione, ma il biglietto per entrare in un posto speciale, allora tutto ebbe senso. Quando cominciai a
conoscere Giorgio e
i suoi amici il tutto acquistò un senso nuovo, lì si respirava poco fumo
(grazie anche ai potenti aspiratori temporizzati di Mastro
Buratti ) e molto arrosto, lì lo
"swing" c'era anche quando non suonava nessuno, lì ho passato proprio
dei bei momenti.
Devo
dire per altro che io non suono Jazz e non sono propriamente un
"musicista" nel senso che
1:non
prediligo uno strumento su un altro ma suono male tutti
2:non campo di musica e quindi posso anche permettermi di fare meno compromessi.
Lì
sotto quindi per me era il paradiso,
c'era il piano, c'era la batteria, c'era sempre qualche chitarrista per fare una
jam, c'era Giorgio con i suoi drink (mi avevate preso per un Amish? due rum me li bevo anche io) e
i suoi dischi.......c'era decisamente
swing......
Ho
conosciuto diversi talenti e condiviso diverse ore con loro girando intorno a
dodici misure e tre accordi poi qualcosa è successo, due cose che fanno molto
male ai musicisti Blues....il Jazz e le
donne. Entrambe hanno una cosa in comune, se si passa molto tempo in loro
compagnia e poi si smette; il Blues ne esce rigenerato e più "ricco".
Purtroppo sono anche due cose che tendono a separare l'uomo dal Blues e spesso
per sempre. Ho conosciuto bravi chitarristi Blues che dopo un po' di studi non
sapevano più che assolo fare su un LAm (o meglio non sapevano più che scala
prendere dopo che ne avevano studiate ventisette diverse), ho conosciuto bravi
batteristi che si sono sposati e oggi ascoltano Gigi D'Alessio per far
piacere alla consorte. E anche io ho fatto la mia parte.....
Ma
tutto torna, tutto gira, basta aspettare dodici misure e la prevedibilità del
Blues (suo grande limite ma anche sua grande forza) ritorna sulla
"prima" ed è pronta a ricominciare con nuovo swing e nuova carica
emotiva. Tessera A95, Maurizio Paci :
maurizio.paci@tiscali.it , tra i
divani e le tappezzerie da Whisky a Go-Go anni '70 ho passato dei bei momenti
con Mr. GB,
uno
che di swing se ne intende e che ogni dodici misure ha sempre qualcosa di nuovo
da dire.
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