"SWING" STORIES - I primi aneddoti raccontati da Giorgio Buratti"SWING STORIES"

“Raphael Chant”

 

 

Un desiderio di sintesi e nuove sonorità s’impongono prepotentemente e con una determinazione da Samurai, per quei tempi trasgressiva, spingo i miei due, Maestri Fanni e Cuppini ad eseguire alcuni brani in trio; “Raphael chant” (una mia composizione), per iniziare l’esperimento.

Il successo è immediatamente riscontrato alla Taverna Messicana.

Pubblico entusiasta e proprietario del locale felice di avere un gruppo che costa meno poiché ridotto nell’organico: contrabbasso, tromba e batteria.

La responsabilità di essere il supporto armonico dei miei due Maestri, mi costringono ad uno studio che affronto con rassegnazione in quanto non consono alla mia natura esuberante ed istintiva.

In fin dei conti, con la mia proposta, le palle me le ero tagliate da solo e dovevo affrontare la costrizione con rassegnata coerenza.

Per farvi un piccolo regalo allego alcune battute del mitico esperimento:

“Raphael chant” registrato nel 1958. (Fanni, Cuppini Buratti).

L’esperienza in trio con Lars Gullin e Victory mi aveva segnato profondamente.

Ritengo tuttora  il trio con uno strumento a fiato e soprattutto il sax tenore, la vera essenza di un jazz immediato, sintetico e sfrenatamente trascinante.

Di lì la mia scelta di creare anche in organici più ricchi, diversi blocchi a trio.

Tutto molto aggressivo e prorompente come un improvviso pugno nello stomaco.

Mia l’idea sempre perseguita che era “meglio far vomitare che essere sopportati”.

I rari momenti di quiete struggentemente romantica erano lo spunto per far riprendere fiato sia agli esecutori sia agli ascoltatori.

Era necessario svegliare e scuotere un pubblico d’assopiti e rassegnatamente succubi auditori talvolta prevenuti e settari che intervenivano ai concerti più per moda che per passione.

I modaioli oltretutto avevano più quattrini e gli appassionati, meno; ed i concerti costavano cari!

Questo modo di esprimermi causò non pochi problemi sia nella scelta dei compagni d’avventura che nell’essere invitato ai festivals del jazz.

Senza chiaramente baciare il sedere a nessuno o iscrivermi a qualche partito politico, mi sono sempre esibito pubblicamente e televisivamente poco, ed, infatti, sono stato più conosciuto attraverso i dischi che riconosciuto visivamente.

Un giorno un certo Sig. Paroldo, con cui stavo discutendo di lavoro nel mio studio, comincia parlare di jazz ed esordisce che anche noi in Italia avevamo dei bravi musicisti come per esempio un certo Buratti di cui possedeva un LP

 “ jazz forms for export” – gli dico: “….sperando di non perdere l’ordine che mi sta facendo, le devo confessare che Buratti sono io…..!”

Ordine confermato ma con richiesta di un successivo sconto.

Il Jazz non paga.

Le mie tracce svaniscono assieme ai vinilici incisi.

Chi vuole documentarsi, può tentare di recuperare forse uno dei miei 10 LP, appannaggio ormai di un mercato di dorati collezionisti.

Mi si può chiedere a questo punto perché non esistano delle ristampe.

Parecchi anni fa mi venne tale idea e domandai a tutte le case discografiche con cui ero stato sotto contratto,il permesso di usare tali materiali sonori per realizzare 1 CD con diverse situazioni prese dai vari lavori.

Una volta in  possesso delle diverse lettere liberatorie che mi autorizzavano a tale scopo, è però è accaduto un fatto imprevedibile: vinta la mia battaglia con i diversi discografici, l’idea di rimestare nel trascorso, mi ha creato immediatamente un greve senso d’angoscia e malinconico sapore di nostalgia che avrei preferito colmare sudando ancora sullo strumento rivelando l’anima dei miei compagni di avventura.

Nel mitico ‘68 avevo costituito un sestetto con cui si agiva in uno strano teatrino-cabaret diretto da Sandro Massimini, in Centro a Milano dalle parti di Via Orefici di cui mi sfugge il nome.

Oscar Valdambrini una sera mi disse: “suonare con te è come togliersi le croste di dosso”.

Croste a parte, torniamo ad un altro trio, con James Pratt ed Eddie Busnello.

Eddie viveva a casa mia in via C. Tenca ed era jazz tutto il giorno.

Eddie aveva grandi sentimenti ed era un alto sax seguace di Parker, con notevole curriculum (Kurt Edelhagen – Area, con Demetrio Stratos – C. Baker ecc).

Tanto bravo quanto purtroppo inaffidabile causa una sua propensione a trasgressioni con alcool e forse altro.

Al Festival del Jazz di S. Remo faceva parte della Band selezionata da Bill Russo ed il giorno delle prove non si presenta; lo scovo in una pensione, sbronzo segato in due e senza sax che non trovava più e che ho ritrovato in un piccolo bar nella parte alta di S.Remo dove evidentemente la sera prima Eddie aveva fatto il pieno.

Si presenta quindi a Bill Russo a prove terminate!

Paga caro quest’episodio per una levata di scudi di tutti i musicisti presenti che lo bollano purtroppo per non futuri lavori d’incisione ecc.

Di lì forse il suo calvario.

Vive in casa mia dove un giorno si barrica e mi costringe a chiamare i pompieri per entrare dal balcone del primo piano.

Esce furtivamente durante le notti in cerca di non so chi o che.

Parto per un giro di concerti in Jugoslavia, sono a Belgrado e vengo a sapere che il giorno del compleanno di Raffaella, si presenta a casa sua con una rosa rossa da parte di Giorgio! Questo era il suo gran cuore!

Torno a Milano e riparto il medesimo giorno per il Festival del jazz di Bologna (Buratti – Pratt – Fanni – Busnello).

Si ritorna a Milano e mi scompare.

Si ripresenta un anno dopo magro e stracciato; era andato in Spagna dove a seguito di vicissitudini ignote finisce a suonare come clown bianco in un circo ed in breve è rimpatriato con foglio di via senza sax che aveva venduto o perso!

Lo ficco nella vasca da bagno e gli infilo un mio vestito in cui, data la mia virulenta corporatura, ci balla 3 volte.

Si rimette in sesto.

Mi telefona una sera affinché vada a prenderlo al Motta di allora P.le Loreto.

Era bevuto, aveva infastidito gli avventori cercando volutamente una rissa.

Mi scompare ancora e dopo anni ricevo una telefonata a casa “ Ciao Giorgio, sto bene, bevo solo latte” – sintomatico!

Ero sposato con Raffaella ed era nata Susanna cui subito Eddie regalò un disco di favole.

Avevo stipulato un contratto per un giro di concerti per la G.M.I. in Italia.

Colgo l’occasione ed avendo fatta defezione Heredia che pur avendone assunto l’impegno mi dice “… Giorgi, io parto con Ornella (Vanoni) per un giro in Brasile, così rivedo anche i miei genitori”- inserisco Eddie nell’organico con Palumbo e Liguori e partiamo!

Cavolo, che avventura per non perderlo durante gli spostamenti !

Dopo un giro massacrante che toccava con programmazione analitico/bestiale, concerti pomeridiani e serali del tipo: prima tappa, partito da Milano eccomi a Caserta, seconda S.Remo, e così  via per il “giro d’Italiacon il mio ferro da stiro (Citroen) e la vettura di Liguori che viaggiava con Sante Palumbo.

Eddie era in macchina con me e chiacchierava  ininterrottamente gesticolando come un ventilatore; entrava nelle gallerie della Liguria urlando perché soffriva  forse di claustrofobia -.

A S.Remo dorme in camera con me in un lettone matrimoniale (non fatevi venire strane idee). Mi sveglio nella notte in un lago di birra causa la scorta che Eddie ha fatto sulla testata del letto. Mi riaddormento ancora e mi risveglio per le sue urla e lo vedo a cavalcioni della finestra.

Lo afferro al volo e lo inchiodo.

In pizzeria, beve un dito di vino bianco, cambia espressione e si rivolge alla ragazza di un tizio facendo apprezzamenti sulla faccia da pirla del suo uomo!

Rissa: in questura veniamo catechizzati e non ricordo altro.

Si ritorna a Milano per una pausa e si riparte per un concerto credo ad Imperia.

Gli dico Eddie il tuo giro termina qui.

Non mi ricordo con chi lo sostituii.

Lo lascio a Milano.

Che mitico giro d’Italia;otretutto fatto alla Camel-jazz-adventure nel periodo in cui per  patriottiche restrizioni di carburante erano in vigore le targhe alterne e comunque la sera allo scoccare di una certa ora tutto terminava, non si poteva più circolare e tutti si barricavano .

I concerti iniziavano in teatro alle ore 20,00 e alle 22,00 tutto blindato.

Cazzo (mi si conceda finalmente), bisognava sbaraccare tutto in fretta e furia ricaricare sulle macchine e cercare un posto per sgranocchiare qualche cosa (swinging crunch and drink): tutto chiuso ed oscurato, perché certe città allo stato

tecnico avanzato, riuscivano ad abbassare anche l’illuminazione stradale!

Una mattina ancora notte, suona il telefono e Eddie al telefono: ” Giorgio vieni a prendermi – Dove sei? – A Niguarda padiglione Morigi !”

Corro, lo trovo in un corridoio in mutande e gli dico, vestiti.

Il Dottore di turno mi riferisce che lo avevano portato lì in stato fortemente confusionale.

 Dopo 2 ore di colloqui e la firma di carte varie, riesco a portare via Eddie sotto la mia responsabilità.

Un giorno Eddie scompare per sempre dalla mia vita.

Qualche anno dopo mi faccio finalmente un infarto così riposo!

Rimangono di lui alcune registrazioni dal vivo con il gruppo durante la fatidica tournée e nel mio cuore, il ricordo di lui, della sua musica e della rosa rossa!

Come se niente fosse, ritelefona Heredia che mi dice: “non sono partito con Ornella e sono qui”!

Ho sempre prediletto il sax ma ho stabilito che le ance sono tutte fuori come un balcone!

Torniamo a ritroso nel tempo: un trio con Enrico Rava ed un certo Pandino alla batteria.

Ambedue di Torino, venivano a Milano per suonare in una specie di workshop nella casa accogliente di Raffaella con la madre stupita che la figlia potesse ospitare questi rumorosi amici.

Arriva il tempo delle vacanze e pensiamo di migrare tutti in battera al mare.

La scelta è in un ignaro albergo di Bordighera in Liguria .

Ci andiamo tutti: Enrico con credo una Paola di turno e Pandino con

una mitica soprannominata “chiappa di ferro” per la sua esuberante

pubertà.Si suona in spiaggia e dopo una bella sudata, giù dal molo, tutti in acqua, naturalmente senza contrabbasso (un mitico Ferrarotti di legno stampato a vapore, rosso come una Ferrari).Una sera di gran casino per le strade di Bordighera: esperienza nella Caserma di Carabinieri per una solenne romanzina!

Io, (il pirla),per darmi delle arie volevo telefonare a mezzanotte a Milano (come nei film) all’Avv.Flaminio Costa amico dei miei genitori – così le denunce sarebbero state 2 : una da parte dei Carabinieri e l’altra dall’Avvocato a cui avevo rotto le palle!

Ci raggiunge non so come a Bordighera anche Sergio Mondini, bravo batterista con cui ebbi occasione e piacere di suonare in diverse situazioni facendo le corna a Pratt e Cuppini!

Finchè ho suonato con tutti e di tutto non sono mai stato fermo. Costituito un mio primo quartetto nel 1963 quando vinsi il concorso a Foligno di cui il disco “jazz forms for export”( Fanni-Bedori-Pratt-Buratti),ho cominciato a stare sulle palle, causa le nuove strade percorrende, che dissacravano atavici canoni formali, perseguendo idee pericolosamente innovative che potevano generare adepti sia tra gli ascoltatori che tra i giovani musicisti. Vade retro satana!

Verificate e controllate il proseguimento della settaria storia del jazz in Italia.

Di una sola cosa non mi devo obiettivamente lamentare: della critica dei vari giornalisti che, sempre pronti ad impallinare qualche malcapitato,mi sostennero     al contrario gratificando con le loro critiche il lavoro che stavo svolgendo.

Uno di questi scrisse addirittura su una mitica rivista “Musica Jazz” presentando un mio nuovo LP: “Buratti è un puro sangue che corre isolato le sue corse e le vince”

Vi assicuro che non era stato ne pagato ne minacciato da nessuno!

Quando però si doveva decidere della mia partecipazione ai rari eventi jazzistici,” i Boss” volevano viaggiare sul morbido senza preoccupazioni e optavano per gruppi tranquillamente collaudati e, se proprio dovevano inserire un avanguardia,si preferiva giustamente un gruppo d’oltralpe tipo l’Art Ensemble che oltretutto era nero,bravo, dipinto e faceva teatro.

Guaio peggiore per i musicisti che agivano con me del tipo Sante Palumbo e Pasquale Liguori che all’occorrenza durante le prestazioni per la musica seria di consumo, se interpellati per un turno d’incisione, dovevano dimostrare di saper leggere pedissequamente la musica e di non essere solamente esecutori free.

Sergio Fanni mi diceva sempre: “Tutto il giorno adopero il mio strumento per suonare la merda; quando vengo da te, mi devo dimenticare di tutto ed entrare nell’atmosfera che tu desideri io esprima”.

I miei grandi compagni di viaggio se ne sono andati (Cuppini, Fanni, Pratt, Volontè, Belotti, Busnello e tanti altri), lasciando nel mio cuore l’immenso vuoto di quella musica le cui note sono quei puntini luminosi lassù nel cielo.

Grande ed immenso Sergio di cui sento la mancanza e con cui mi sogno spesso di suonare ancora. Loro tutti mi mancano ed allora perché dovrei ancora suonare, con chi e per chi?

Sono mutate le fonti e le possibilità di studio e pertanto, oggi in Italia esiste una schiera di bravissimi musicisti. Tempo al tempo, alcuni non s’ingozzeranno più di un susseguirsi isterico di note e, con maturità temporale acquisita, riusciranno a fare una sintesi del loro dialogo.Sono bravi e sono felice e gratificato di ascoltarli anche perché taluni stanno percorrendo adesso le strade allora da me perseguite.

Enrico è sempre molto bravo ( anche se un po’ pirla perché, come Enzo, non si ricorda più dei suoi compagni d’avventura) Che stupendamente bravi, preparati e creativi, Bollani e Fresu (rinato Miles)! Io sono cambiato, sono mutate le connotazioni ed i motivi che mi spingevano a adoperare il mio strumento ora come un macigno da demolire ora come un violino.

Faccio una pausa: sono a Pietra Ligure vado al tennis ritentando un impatto trascorso.Sono di ritorno dopo un’ora di gioco con Raffaella che speranzosa del buon esito, si è prestata a tenermi sù la palla.

Il risultato è l’obiettiva constatazione che dopo 10 anni d’assenza dai campi, dovrei.

ricominciare daccapo con grande pazienza ed umiltà.

La constatazione è che del tempo trascorso, sono rimasti evidenti i miei difetti congeniti e che, complice il soprappeso, mi muovo come un elefante bollito.

La pallina corre e …o ci vai o …rimani a casa!

Meglio perseguire ancora la via del dojo nel karate con esercizi formali (Kata) che posso adattare secondo le mie possibilità motorie .

Oltretutto nei dojo che ho la fortuna di frequentare , sono in compagnia di persone più semplici ed educate che si danno meno arie e che, come regola hanno primariamente, il grande rispetto per i più alti in grado e gli anziani (i cosidetti Sempai).Jazz e Karate sono sempre stati i miei due grandi amori.

Forse in un mio lontano viaggio tra 2000 anni, porterò con me la mia cintura nera, il mio contrabbasso ed i ricordi di chi ho amato e mi ha amato.