"SWING STORIES"
i primi aneddoti raccontati da me (..una balera....):

                                                                                                         

Gigi Concato "Gigetto" padre del cantautore Fabio Concato , musicista chitarrista dotato di grande gusto armonico.

Si narra che fosse stato lui a mettere in mano la chitarra a Franco Cerri ed insegnargli i primi accordi jazz.

 

Enzo Jannacci, pianista jazzista con una musicalità sorprendente.

Di qualsiasi strumento Enzo si impadroniva, magari facendoselo prestare, dopo breve tempo riusciva a suonarlo in modo del tutto autodidatta.

Si vedano i suoi rapporti con la chitarra, il trombone e la sua peculiarità di suonare il pianoforte con una grande predilezione per i tasti neri. Ai tempi del liceo fatto insieme (Tuminelli) avevamo costituito un trio con Gigetto alla chitarra, Enzo al pianoforte , e il sottoscritto all'armonica a bocca.            

L'armonica a bocca con Enzo che suonava scalpitando come un cavallo, poco si sentiva e necessitava quindi un microfono ed un amplificatore che mio padre costruì con grande soddisfazione di tutti.

Era però nei nostri intenti suonare del jazz in modo serio.

Necessitava un contrabbasso.

Chi lo avrebbe suonato? Un certo Franco Mazzucchelli amico di Guido Crepax e divenuto poi rispettabile Architetto che partecipò all'acquisto dilazionato tra me ed Enzo con cambiali firmate a Monzino ed avvallate da un cantante: Luciano Trabacchi, non si sa come coinvolto dai nostri entusiasmi.

Poi Mazzucchelli ci abbandonò ed io mi innamorai di questo Ferrarotti nato a Torino, stampato a caldo in legno compensato, di un colore batton/rossiccio a cui mancava solamente la giarrettiera.

Cominciò così l'avventura del contrabbasso grazie ai primi insegnamenti di Al King che inaspettatamente scoprì "oh...yeah..." che tiravo le corde con swing e mi incitò a proseguire negli studi; cosa che non ho mai fatto perché mi riusciva più comodo fare affidamento su un orecchio alla Dumbo...

A questo punto il trio necessitava di un batterista, e lì, non so come saltò fuori questo Mimmo di cui non ricordo il cognome.
Si provava a casa mia in via C.Tenca con l'inquilino di sotto che urlava battendo sul soffitto con una pertica perché si faceva troppo rumore.
Come rumore? Noi facevamo del Jazz! Il rumore lo faceva lui urlando e minacciandoci come un forsennato...!
Benemerito mecenate della mia formazione musicale, ti ringrazio per aver sopportato la nascita degli Italian Jazz Man.
Mia madre mise sotto i piedi di Enzo un cuscino con il risultato di ritrovarsi la sala piena di piumini volanti ed il cuscino distrutto! Mia madre si era inoltre accorta che il vaso di prugne si svuotava con una velocità incredibile e si riempiva di noccioli il pianoforte. Forse Enzo curava così la sua stitichezza cercando contemporaneamente nuove sonorità.

Ed ora che il trio era diventato un quartetto, la cosa cominciava a diventare impegnativa ed avendo preso una dimensione, avrebbe anche fatto comodo trovare qualche ingaggio per racimolare qualche lira di cui noi tutti sentivamo l'esigenza. Dovevamo anche reperire i fondi per l'acquisto del contrabbasso. Già, ma con il jazz era ed è sempre stato molto difficile, per cui il primo ingaggio fu in una balera all'aperto dalle parti di Melegnano ma senza il previdente Concato. Nella balera si doveva necessariamente far ballare con tanghi, walzer, polke e mazurche. Se per me la cosa poteva essere più facile, non lo era per Enzo.

Ad un certo punto a richiesta del pubblico salì sul palco un mastodontico e ruggente cantante locale che molto professionalmente inchiodò uno spartito davanti ad Enzo. Grande attesa del pubblico, ma Enzo non cominciava mai.

Enzo allora poteva leggere solamente i testi scolastici ed i fumetti di Jacovitti, ma non la musica.
Enzo non incominciava mai ed il grosso cantante girandosi verso di lui sbuffava ed emetteva innervosito fiamme dalle fauci.
Enzo mise le mani sulla tastiera traendone un accordo introduttivo a tasti neri che poteva andar bene per qualsiasi ballads "jazzistico-sconosciuta", ma non al drago.
Il ruggente si avvicinò al piano, il pubblico cominciò ad alzarsi e a farsi sotto la pedana in modo più che minaccioso.

Cosa accadde da lì in poi, svanisce per un senso di autodifesa psicologica.
Mi ricordo solamente come fosse ieri, di una lunga corsa con il mio contrabbasso in testa ad inseguimento del pulmann che fortunatamente mi caricò per riportarmi a casa a Milano, sano e salvo.

Enzo mi disse poi, grattandosi nervosamente, che Mimmo aveva dovuto lasciare sul posto la sua batteria e che sarebbe andato a riprenderla con suo padre, più grosso del cantante locale e del proprietario della balera.

 

 

Giorgio Gaberscik - Paolo Tomelleri - Franco Reverberi - Ugo Conta - Adriano Celentano